Roberto Calaon

“Chi legge il cartello non mangia vitello!”

È un vecchio modo di dire che ho imparato tanti anni fa quando la vita mi ha portato a trasferirmi a Ferrara, città nella quale vivo tutt’ora. Significa che non devi prendere per oro colato tutto ciò che ti viene detto da chi reputi importante o che, comunque, in un modo o nell’altro attira la tua attenzione!

Ovviamente, non sto parlando di cartelli segnaletici o di pericolo, per i quali, invece, bisogna porne molta di attenzione! Sto parlando dei messaggi che ti promettono miracoli, dei messaggi iperbolici con disegni e/o foto costruiti ad arte, con testi accattivanti che mirano a destare il tuo interesse per condurti verso un punto di vista polarizzato, verso un’opinione, un’ideologia o verso quel particolare prodotto. Anch’io ne ho costruiti molti di quei messaggi e vi garantisco che il modo per presentarli, essendo questi strettamente legato agli usi e costumi dell’epoca, era ed è infinito.

I mezzi per veicolare questi cartelli sono veramente molti: manifesti stradali, pieghevoli vari, volantini sul vetro dell’automobile, furgoncini colorati con forme bizzarre, programmi televisivi e vecchi film inseriti tra una pubblicità e l’altra, banner su internet che ti ripropongono incessantemente ciò che tu hai già cercato precedentemente e che ora non ti interessa più, in tutto condito da un’infinità di testi, suoni e colori dove tutti devono svolgere il ruolo di primadonna per catturare la tua attenzione, con il risultato di stordirti e di alienarti, cosicché al momento opportuno l’automatismo scatti.

Per molti anni ho fatto il pubblicitario collaborando con piccole e grandi aziende e devo dire che la maggior parte dei miei clienti tenevano molto alla qualità dei loro prodotti: era facile lavorare con loro, tutto era relativamente semplice, perché il messaggio che dovevo creare rispecchiava fedelmente il loro prodotto. Certo, anche a me è successo di dover progettare delle immagini accattivanti per prodotti o servizi che non mi esaltavano, ma se questi non erano perlomeno discreti, il rapporto non durava a lungo. Se non mi convincevano, se non mi prendevano non ne usciva una immagine di qualità e, appena possibile, me ne andavo.

Ma torniamo a noi e al titolo di questo testo. Abbiamo un corpo e dei sensi: vediamo, sentiamo, odoriamo, assaggiamo e tocchiamo. Nel cartello c’è tutto questo ed è sempre un mix ben condito che controlla e dirige con maestria le nostre emozioni e, conseguentemente, i nostri pensieri (in questo caso le nostre scelte). Ma se per un istante ci fermiamo e iniziamo a riflettere staccandoci dal caos emotivo dell’immediato che ci induce a dare per scontate proposte e soluzioni che scontate non lo sono affatto, ci scopriremo a pensare con la nostra testa e allora capiremo perché: “chi legge il cartello non mangia vitello!” E, almeno per quel momento, non avendo abboccato, ci sentiremo contenti. Tanti momenti così formano un nuovo essere più forte, più presente, più consapevole e potremo scoprire persino che quel cartello, apparentemente insignificante, era stato posto lì esclusivamente per noi, per stimolarci a diventare noi stessi.

Irobertocalaon