Roberto Calaon

Immagini e stati d’animo. Interpretazioni e proiezioni della mente

È di una facilità incredibile. Vediamo una persona e, dall’abbigliamento, dall’atteggiamento e da come parla ci facciamo subito un’immagine. L’immagine iniziale è collegata al nostro stato d’animo di quel momento e continuiamo a vederla così anche le volte successive, anche se il nostro stato d’animo è cambiato. Non c’è alcun motivo perché dobbiamo cambiare la nostra opinione, non è accaduto nulla di particolare che ci faccia pensare a quella persona in modo diverso. E continuiamo così.

A volte facciamo delle battute con quella ragazza mora, alta, con portamento diritto e con i capelli che gli arrivano sulle spalle. È più alta della media delle sue colleghe e si nota particolarmente proprio per questo motivo. Sul lavoro si impegna ed è sempre gentile con i clienti. A volte è scontrosa, ma si sa, come tutti gli esseri umani, anche lei ha i suoi momenti particolari. Basta semplicemente non farci caso e rimandare la battuta alla prossima volta. E si va avanti così. Ci si vede volentieri, si scambia una battuta per la durata di un caffè, e finisce lì. Poi, un giorno, la vedi in veste di cliente in pantaloncini corti, anche lei ti vede e, sorniona, come tutte le donne, aspetta di leggere la tua reazione dal modo che avrai di guardarla. E qui la tua mente si ferma. È successo qualcosa di nuovo. Il caldo, la mancanza della divisa che ne designa il ruolo ti fa notare una ragazza carina, in pantaloncini corti, come tante altre della sua età, ma scopri che è castana e che ha i capelli molto più lunghi di quelli che tu avevi visto precedentemente. Ma come avrà fatto a farsi crescere i capelli in così poco tempo e tingerli di castano pure? E con questa domanda il mio io non riesce a rassegnarsi di aver visto qualcos’altro. Era mora o castana? Aveva i capelli che gli arrivavano sulle spalle o molto più lunghi?

Questo breve racconto ci fa notare quanto sia facile interpretare anziché vedere e ci fa capire chiaramente la nostra mancanza di attenzione nelle piccole cose della vita. È stato un flash, di colpo abbiamo compreso la nostra mancanza di presenza, mancanza che ci porta persino a chiederci come possono essere attendibili le testimonianze di un incidente o di un delitto quando la precarietà della visione soggettiva è così ovvia. Tanto ovvia che nessuno (tranne alcuni psicologi che lo fanno per mestiere) ci fa caso.

E come possiamo pensare di essere così certi di quello che pensiamo, vediamo e facciamo, quando siamo costantemente in balìa delle nostre emozioni, quando ci facciamo prendere dall’esterno come se null’altro esistesse, quando crediamo ciecamente senza porre la minima attenzione, la quale, ben posta, ci porterà ad un atteggiamento critico che ci proteggerà dalle false interpretazioni?

Se siamo costantemente abituati ad interpretare ogni cosa che ci succede in funzione del nostro stato d’animo creando e proiettando una realtà soggettiva che non tiene conto di ciò che gli gravita attorno, non dobbiamo stupirci se, bene che vada, scambiamo fischi per fiaschi!

Irobertocalaon