Roberto Calaon

Permalosi e dispettosi o disponibili, aperti e sorridenti?

Nei rari momenti in cui riusciamo veramente ad osservarci possiamo constatare quanto siamo egoisti, permalosi e individualisti, ma soprattutto, e questo spesso e volentieri sfugge all’analisi superficiale, quanto siamo dispettosi. Proprio così, questo aspetto, di solito tende a sfuggire, perché, nel sentire comune, si pensa sia solo dei bambini. Invece no, molti adulti lo portano con sé per tutta la vita senza neppure accorgersene!

Permalosi, capricciosi e dispettosi. Non siamo capaci di stare con gli altri, non siamo capaci (o non vogliamo perché ci fa comodo così) di condividere spazi con gli altri. E questo non succede solo in luoghi ristretti, per esempio: ci siamo mai trovati in autostrada nella condizione di superare un’auto un po’ più grossa della nostra? E cosa è successo? Spesso e volentieri saremo stati a nostra volta superati da questa, che, tra l’altro, rientrerà subito, quasi a tagliarci la strada, a significare: come ti sei permesso? Oppure: proviamo a suonare ad un camionista che non si comporta civilmente, come minimo ci arriverà una poderosa risposta in decibel.

In cuor nostro sappiamo tutti cosa dobbiamo fare e cosa no, ma quando ce lo dicono gli altri non ci sta bene, ci offendiamo e re-agiamo spesso in modo incontrollato. Tutti, più o meno, siamo individualisti, egoisti e vendicativi, dentro no: dentro, potenzialmente, siamo delle anime meravigliose che a volte si commuovono per una sciocchezza, ma purtroppo non siamo capaci di osservarci. E l’altro? Dell’altro vediamo tutti i difetti, o meglio, vediamo ciò che a noi non piace, non rendendoci conto che anche noi…

Sarebbe utile ricordare che le persone, le cose, le situazioni sono semplicemente ciò che sono. Prendiamo una sedia, per esempio, al di là che sia rossa, di pelle, bella, brutta, metallica, comoda o scomoda, è una sedia e basta e serve per sedersi. Tutto ciò che gli mettiamo addosso scaturisce da una personale e soggettiva visione che potrà anche variare in funzione dello stato in cui ci troviamo. Abbiamo l’abitudine di interpretare tutto in funzione del momento, della nostra conoscenza e della nostra personalità. Molto spesso anche della nostra convenienza. E poi ci sono le aspettative: dagli altri ci aspettiamo sempre qualcosa e chissà perché non dobbiamo mai niente a nessuno. Mah!

E pensare che basta una bella parola nei nostri confronti per farci cambiare subito modo di essere. Diventiamo disponibili, aperti, simpatici e sorridenti: è questo lo stato ideale per noi! Questo è il modo in cui impariamo a migliorare noi stessi e il nostro rapporto con gli altri. Ma niente di tutto ciò arriva da solo, oppure si, ma in quante vite? E con quanta sofferenza?

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